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Gli incontri degli amici di Beppe Grillo
giovedì, novembre 19, 2009
In diretta dall'ESTEC
In diretta dalla sala riunioni più lontana dal resto del mondo che l'uomo abbia mai concepito, visto che siamo in pausa caffé io scrivo un pochetto che sennò non scrivo mai!:)
C'hanno relegato quassù che veramente manco a li cani...al quarto piano de un edificio che loro definiscono nuovo nel quale però l'ascensore non funziona (semo rimasti incastrati ierisera in 6 e alla fine abbiamo dovuto aprire la porta a mano), e la macchinetta del caffé che ieri funzionava ma oggi l'abbiamo trovata deturpata del serbatoio dell'acqua. Adesso voglio dire: non è che il caffé fosse chissacché ma durante una pallosissima riunione mejo quello che un calcio nelle palle (per dirlo in italiano puro e carino). Come se tutto ciò non bastasse le scale per salire (visto che l'ascensore lo stanno ancora a riparà) sono delle scale che sono state aggiunte in un secondo momento e visto che ce le hanno dovute far entrare per forza gli scalini sono stretti e altissimi...alle 9 de mattina cor cornetto sullo stomaco fasse 4 piani così non è proprio il modo migliore di cominciare la giornata. Dopodeché attacchi il proiettore al computer per fare la presentazione e te rendi conto che il cavo è sfasciato, ovvero a seconda de come lo movi lo schermo diventa giallo, verde, nero...considerando che le presentazioni che facciamo sono basate su tutto un codice colori molto preciso avere il rosso che ti diventa verde, il marrone che ti diventa giallo e via dicendo non è carino per niente!
Ciliegina sulla torta la riunione di ierisera (finita dopo le sette, per mia "grande" gioia) l'abbiamo fatta al buio perché i nuovissimi sensori che rilevano la presenza dell'uomo così da accendere la luce (perché a noi gli interruttori nun ce piaciono) erano rotti e il preventivo per la sostituzione era di 300 euro...tanto per intenderci qui stiamo parlando dell'ufficio de uno dei vari capoccioni dell'ESA, mica bau bau micio micio...potenti mezzi dell'agenzia spaziale europea!
posted by Alessandro Saraceni @ 7:20 PM   0 comments
mercoledì, novembre 04, 2009
Hand...
posted by Alessandro Saraceni @ 12:34 PM   4 comments
giovedì, luglio 30, 2009
Art Brut
Parigi. Rue Quincampoix nun me ricordo più che numero…

Sto pubbetto (co due b), al centro de pariggi (co due g) è no spettacolo (co due t ma stavolta è giusto).

Costa poco (‘na bira 6 euro, un piattino gonfio de formaggio e salame 3… è pur sempre parigi), e soprattutto stai in pace.
Io sto qui adesso (5pm), già alla seconda Sixtus (9 gradi pe pinta); già al secondo piattino (non vojo sapé quante calorie).
Nun so perchè sto qua, oltretutto per una volta che so uscito presto dal lavoro. Nun so perché me sto a guardà Gad Elmaleh (c’ho un grosso problema) e non so perché sto da solo.
Sarà che è troppo presto e gli altri lavorano tutti o semplicemente che ce so venuto apposta per affogare nel luppolo fermentato gli ultimi due neuroni rimasti e pure da solo va bene così!
posted by Alessandro Saraceni @ 3:18 PM   0 comments
Portugal 2008
L’altro giorno mentre spulciavo tra le mie cose, è riuscito fuori il quadernino che avevo con me in Portogallo. Il quadernino sul quale mi sono messo a scrivere appena arrivato visto che ero solo, lo stesso quadernino sul quale ho segnato alcune cazzate e chicche della vacanza.

Lisbona:
Oggi comincia bene. Mi ha svegliato Enrico e dopo neanche 10 minuti stavo già al bar al 13 sorseggiando il mio adorato cappuccino freddo (che mentre non c’ero hanno aumentato di prezzo e diminuito in quantità) ed azzannando un cornettazzo co la marmellata che in francia non li sanno fare.

Purtroppo poi oggi segue male. Arrivo in aeroporto e mi dicono che la mandrakata che volevo fare col biglietto non è possibile. Non solo. Nonostante stessi chiedendo delle semplici informazioni con tutta la calma e la gentilezza del mondo (m’avete mai visto seriamente arrabbiato??) mi sono sentito dare del truffatore e non sono riusciti neanche ad ammettere che il regolamento (scritto a cazzo) potesse essere mal interpretato.

Fortunatamente la giornata poi si riprende. Riesco a salire su un aereo per il quale c’era gente campeggiante in aeroporto, in attesa da giorni ed arrivo a Lisbona.

Abbiamo lasciato il compito di affittare la macchina al Memè: poveri noi.
Arrivo lì ed il più napoletano dei portoghesi mi porta in un antro buio per darmi una macchina più piccola di quella che avevamo prenotato e farmela pagare più di una della hertz.
Ma il Sandrino di animo non ci si perde mai (o quasi), monto sul bolide (peugeot 107, mille, tre cilindri -> 90% plasticaccia), accendo il TomTom (il migliore amico dell’uomo in automobile) ed arrivo di fronte all’ostello. Non sembra male ma non entro, preferisco aspettare Matteo e Simone che, ho scoperto, arriveranno tra circa 5 ore. Che faccio? Faccio quello che me viene mejo: me ne vado a spasso.
E’ tutto chiuso tranne qualche negozietto in centro. La vicinanza con gli spagnoli deve aver insegnato ai portoghesi che è giusto che la domenica muori così e basta. Chiudono tutto: musei, supermercati, megacentri commerciali, se te senti male so chiusi pure l'ospedali!

Dopo un po’ di prove per vedere se il bolide si arrampica de seconda su per i salitoni di Lisbona (risposta negativa, arranca pure de prima) decido che il mio posto è la terrazza dalla quale sto scrivendo ora.
Cerveza due euro e dieci (chiesta in spagnolo -> idioma universal), vista mare, freschetto umido che cala sulle spalle.
Sono appena le nove. Se la pubblicità della Clio diceva: “Milano-Madrid, 600km, più o meno 6 CD” io dico “Dalle 9 alle 11, due ore, più o meno 6 birre”, e daje che se godemo er panorama – forse è pure il caso che vada a prendere la felpa in macchina che senti che arietta!





Quelle che trovate qui di seguito sono una serie di frasi (in gran parte di Stefano) “uscite” durante la vacanza, che valeva la pena segnare. Non che sia una lista esauriente, ben inteso: molte sicuramente sono sfuggite alla benché rapida penna der corriere der meschino!

“La paura mia è che se lo lascio qui da solo questo je fa er lavaggio der cervello, perché quello è ‘n cojone!”

“Ma perché nun cominciate a fumà tutti e tre, così ‘n salita la fate finita a dì cazzate?”

“Il buono (Matteo), il brutto (Alessandro), il cinico (Stefano) e il cattivo (Memè)”

“A Matteo ‘n culo j’entra ‘n testa no!”

“Non sarà mai un comandante.”

“Non ho intenzione di commentare, almeno non prima del terzo caffè.”

“Bella si, dentro ‘na vasca de acido. C’aveva ‘no strato de dieci centimetri de zella.”

“A Sandrì, quelli so chicchi de burro soffiato!”

(Guida della Lonely Planet) “In agosto la colonnina può raggiungere i 40 gradi – si ma scendere sotto i 10 se so scordati de scrivecelo!”

“Aho, la prossima vorta che venimo ‘n vacanza ‘n Portogallo ricordamose de venicce d’estate”
posted by Alessandro Saraceni @ 2:45 PM   0 comments
martedì, aprile 28, 2009
Tante volte Roma
Non ricordo neanche più se l'avevo già pubblicato o no...queste poche pagine le avevo scritte per un concorso letterario qualche tempo fa, il soggetto era proprio la capitale. Il concorso non ho la più pallida idea di come sia finito, ciò che avevo scritto pensavo di non averlo neanche più ed invece ecco che scappa fuori da una cartella mentre davo una sistemata ad un po' di files.


Tante volte Roma

E' una Roma indifferente.
Campagna elettorale, circa mezzanotte. Sono in giro ad attaccare manifesti da quanto ormai non lo so più. Anche oggi mi farò si e no tre ore di sonno e poi via, pronto per ricominciare. Non vedo l'ora che finisca è vero, ma mi pagano bene. Semaforo tra viale Marconi e Lungotevere degli Inventori. Un tipo si avvicina con uno straccetto ai fari dell'auto accanto. Gli suonano, lampeggiano.
Si avvicina alla mia, scuoto la testa ma lui lo stesso fa per pulire i fari. Poi alza lo sguardo, mi vede sporco di colla, più assonnato di lui ed alla guida di una vecchia Fiat che ha più anni di me, desiste.
Lo guardo bene. Avrà quarant'anni, una famiglia chissà dove e fuggito da chissà cosa.
Un cerotto sulla fronte: “Incidente nel cantiere dove lavora in nero” - penso - “o le botte di chi gli immigrati non li può vedere?”.
Pesco nel porta oggetti tutti gli spicci che trovo, apro il finestrino e lo chiamo. Mi ringrazia come se gli avessi donato una fortuna. Un groppo in gola si mescola al sentimento di rabbia e pietà che provo per chi si prepara a passare la notte al gelo. Vorrei spaccare tutto.

E' una Roma stupenda.
Domenica, Piazza Santa Maria in Trastevere, ore 6 del mattino. Sono al centro della città eppure non sento un rumore. E' uno dei momenti che adoro. Mi sono svegliato presto per venire a leggere qui il giornale. Se penso che a due passi la gente già si accalca tra i banchi di Porta Portese quasi non ci credo. Io sono qui e sento solo i rumori dei cucchiaini al bar, di qualche altro mattiniero come me. La pace. Spalle appoggiate alla fontana, uno spicchio di sole sfugge all'ombra del campanile e illumina le pagine del quotidiano. I turisti non ci sono, la calca del sabato sera è sparita.
Fabrizio, il barista a Piazza San Cosimato, ormai non si stupisce più: il gelato al limone e zabaione, perdipiù alle 6 del mattino, lo prendo solo io. Del resto un limone ed uno zabaione così non li fa nessuno e non me la sento di negarmi nessuno dei due.

E' una Roma nevrotica.
Non mi sono mai spiegato come le strade possano essere completamente libere alle 6:59 e completamente bloccate alle 7:00 in punto. Come ci sia qualcuno pronto a suonare nel millesimo di secondo tra lo scattare del verde e l’alzarsi della frizione. Come ci si possa attaccare al clacson per minuti interi nella speranza vana che questo possa smuovere il traffico. Come si possa tornare a casa con le dita nere di smog dopo una giornata passata in motorino. Come si possa parcheggiare in terza fila senza preoccuparsi minimamente di bloccare il fiume di auto alle proprie spalle.
Se mi ridessero il tempo passato in macchina nel traffico probabilmente ora avrei 12 anni.

E' una Roma nottambula.
Sono a 150 all'ora su via Gregorio VII, è la volta buona che mi stracciano la patente. A quest'ora ci siamo solo io ed i semafori lampeggianti. Appena finito di lavorare. Gli ultimi ragazzi non volevano andarsene più, alla fine la birra gliela ho messa in un bicchiere di plastica e sparite per favore perchè io voglio dormire. E invece no. Eccomi qui, al volante. Il sonno è passato nell'istante in cui ho abbassato la serranda. Una birretta con Andrea sul muro della ferrovia e poi ho deciso che invece di andare a casa, una corsetta fino a Piazzale Prenestino non me la toglieva nessuno. Dodici minuti netti, nuovo record. Intravedo qualche macchina, le luci del furgone, giro l'angolo e la visione non potrebbe essere migliore. Il mio paninaro preferito la serranda non l'ha ancora abbassata. Tre euro. Pane, salsiccia e la risposta “Tutto” alla domanda “Cosa ci vuoi dentro?”. Mi cadono le olive dalla carta, mi schizzo con i pomodori, la verza è rimasta un po' fredda ma lo stomaco è in festa. Nella rinnovata tranquillità al volante mi avvio verso casa. Radio Rock passa una replica, o almeno credo. Provo a chiamare. Mi risponde il DJ di turno con il quale intraprendo una piacevole discussione a base di cartoni animati. Dai cartoni animati a “Ritorno al Futuro” il passo è brevissimo. Gli chiedo la colonna sonora e lui mi accontenta. Gli ultimi chilometri scorrono indisturbati sulle note di Jhonny B. Goode.

E' una Roma fuori di testa.
Ho passato gli ultimi due giorni a mandare e-mail. Indirizzi copiati da tutte le catene di Sant'Antonio trovate nella casella di posta, sarò arrivato a cinquecento. Sabato tutti a Villa Pamphili a fare a cuscinate. In fondo non ci credo neanche io. Ed invece sabato man mano che mi avvicino al cancello del parco vedo sempre più ragazzi con i cuscini sotto braccio. Entro e aspetto. Dopo circa mezz'ora lo spiazzo si è riempito. Grandi, piccoli, “zecche” e “pariolini”, persone che la sera non uscirebbero insieme neanche sotto tortura, sono tutti lì. Magie dei nuovi modi di comunicazione o la voglia di fare a cuscinate ci accomuna un po' tutti? Non lo so. So solo che preso in mano il fischietto ed un mio amico sotto braccio, ci lanciamo alla carica del primo gruppetto che abbiamo a tiro. L'inizio del delirio. Ore ed ore di delirio cittadino. Il parco a farci da cornice. Mai acqua della fontanella fu così fresca, mai erba così morbida.

E' una Roma ladrona.
Via Collatina. Un mercato notturno. Mercato di una merce che di giorno non si vende. Mi guardo intorno e la più grande avrà diciotto anni. Bellissime. Sento risalire il groppo in gola. Penso alle promesse ricevute prima di venire in Italia, alle botte prese dopo essere arrivate. Penso a mia sorella, stessa età, alla mia ragazza.
Alla Roma perbenista che il problema non lo risolve perchè del problema ne abusa. Cocaina, sesso, armi e paura. Potrei fare il giro del raccordo anulare e lo scenario si ripeterebbe su quasi tutte le statali: Cassia, Nomentana, Laurentina...
Mi chiedo quanto sia difficile combattere un fenomeno del genere, eppure la volante è proprio là, in fondo alla strada. Rischio pure che mi fermi “pulito”, che figuraccia ci farei.
Il viale finisce ma i brutti pensieri no. Talmente profondi che senza accorgermene imbocco in tangenziale. Un'autostrada al centro della città che qualche mente malata negli anni '80 ha pensato bene di elevare al pari delle case e che quindi è vietata al traffico durante le ore notturne. Mi ferma la municipale. Un disturbatore della quiete notturna. Continuo a pensare a poc'anzi, a chi quiete non ne conosce da tempo.

E' una Roma romantica
La chitarra ce l'ho, l'asciugamano pure. Due bottiglie di vino ed una cassetta di legna. Appuntamento al villaggio dei pescatori a Fregene. Quante uscite fin da piccoli, sega a scuola e giù al mare con i motorini. Il pelo lo abbiamo perso (o forse guadagnato) ma il vizio no. Il fuoco lo accendo io, Andrea stappa la prima bottiglia, mi passano una canna e poi la chitarra. Intono la “Società dei Magnaccioni”, non cambieremo mai... Conto le stelle e conto anche gli amici, qualcuno manca all'appello. Evidentemente il vecchio tronco qualche metro più in là, ha di nuovo fatto il suo dovere. Nasconde ad occhi indiscreti le smancerie di qualcuno che -innamorato, ubriaco od entrambi- scambia due coccole. Due accordi: sol e do. Bastano due accordi per cantare stornelli tutta la sera. La voce finisce e quando finisce anche il vino la sabbia sembra molto più morbida di quanto non sia. Il cielo è lo stesso che la sera prima vedevamo al Gianicolo dalla Quercia del Tasso, ci ha fatto compagnia per innumerevoli falò.

E’ Roma.
Fredda come l'acqua delle fontanelle a qualsiasi ora ed in qualsiasi stagione, calda come l'abbraccio di un amore consumato in macchina all'ombra delle mura vaticane.
posted by Alessandro Saraceni @ 4:19 PM   1 comments
giovedì, febbraio 12, 2009
Lingua Francese
In francese la metà delle parole si pronunciano tutte uguali, soprattutto le coniugazioni dei verbi. Ad esempio la maggior parte delle volte la prima, seconda e terza persona singolare si pronunciano come la terza plurale e via dicendo.
Il problema è che queste parole, assolutamente indistinguibili all'udito, si scrivono ognuna in un modo completamente diverso dalle altre. Soprattutto nel caso dei verbi vengono aggiunte una serie di lettere alla fine che però non si pronunciano, una serie di lettere quindi assolutamente inutili.
Anche gli inglesi hanno pensato bene di pronunciare tutti i verbi uguali ma almeno hanno avuto il buon senso di scriverli allo stesso modo...
Il francese è una lingua, come piace definirla a me, inutilmente complicata e devo dire che condivido appieno la conclusione alla quale è arrivato Pierre: il francese è una lingua inutilmente complicata così da poter umiliare lo straniero!
posted by Alessandro Saraceni @ 10:49 PM   1 comments
sabato, dicembre 06, 2008
Ballade de samedi matin
Parigi...é passato talmente tanto tempo dall'ultima volta che ho scritto sul blog che credo che ormai non ci vada neanche più nessuno. Ogni volta che ho riscritto negli ultimi mesi da qualche parte nel post compariva una frase indicante il fatto che avrei ricominciato a scrivere un po' di più e sistematicamente poi non cambiava nulla.
Come mai?? Eppure se c'é una cosa che ho sempre adorato fare é propriop scrivere, che é successo??
Niente di particolare é successo, la situazione può essere facilmente compresa pensando che ora sto scrivendo seduto da starbucks di sabato mattina, l'unico momento libero che ho, l'unico momento in cui posso slegarmi dalla sedia. Sostanzialmente quando esci la mattina che é ancora buio e rientri che é già buio non riesci a fare nulla, neanche la spesa, figuriamoci scrivere sul blog...;)
L'ambiente non é niente male, il lavoro nemmeno, la tempistica lascia invece un po' desiderare, ma immagino che sia normale. Mi viene da ridere quando le persone mi chiedono se conosco questo o quel posto a parigi, se sono andato in questo o quel ristorante...la risposta é no, anche perché la sera quando arrivo a casa faccio il terribile errore di poggiare il culo sul divano e non mi alzo più. Purtroppo in tutta casa (una stanza) c'é solo quello ed io non sono mai stato un animale serale, molto di più un animale notturno. Lo sanno tutti che verso le 9-9.30 mi prende l'abbiocco. Bisogna farmi uscire verso le 11 quando volendo faccio pure nottata andando a lavoro l'indomani senza neanche accusare. Purtroppo qui la notte non esiste, io ero abituato agli orari spagnoli. Qui il gioco viene controllato dalla metro, é inutile uscire troppo tardi, a mezzanotte la metro chiude e poi non puoi più tornare a casa, a meno che di fare veramente (però per forza) nottata ed aspettare alle 5.30 la prima metro mattutina.
Fatto sta quindi che la mia vita mondana si é ridotta a livelli mai toccati prima, non sono sul fondo, lo sto tenacemente raschiando, tanto che ormai é diventato lucido. Riuscirà il nostro eroe a risollevarsi? Vedremo...
Nel frattempo stamattina il mio dente del giudizo (scoperto un paio di giorni fa) mi ha svegliato verso le 7 e finalmente questo é stato un sabato nel quale mi sono svegliato presto...il problema di un appartamento monotutto é che non ti permette di tirarti su se l'altro dorme, neanche a dire che ti metti seduto sulla tazza del cesso, é troppo piccolo pure quello di spazio, e quindi si dorme, oltretutto c'é la stanchezza del lavoro e l'apatia nella quale sto cadendo...ma dico voi lo avete mai visto il Sandro in piedi dopo le 10?!?!?
Ebbene qui capita, purtroppo capita ogni sabato, a maggior ragione che oltretutto non saprei neanche che fare pure se mi svegliassi presto. Ebbene stamattina invece di andare a pisciare e poi rimettermi sotto le pezze ho deciso bene di tirarmi su (andare comunque a pisciare) e poi uscire, computer nello zaino, macchinetta fotografica, 30 euro (appena sufficienti per un cappuccino) e sono sceso giù per le scale. Parigi il sabato mattina é uno spettacolo un po' strano da vedere, almeno se non sei abituato, oltrettutto forse bastarebbe girare un po' per cambiare scena ma io ho fatto appena un giretto a piedi intorno al mio quartiere.
Monnezzari che lavano la strada come in spagna con l'unica differenza che in spagna si asciuga in 30 secondi, qui non sei sicuro se siano già passati o se semplicemente abbia piovuto come succede durante il 95% del tempo.
Bisogna essere giusti non piove il 95% del tempo, semplicemente piove male.
Come amo definirlo con un termine che denota (sfortunatamente) la mia formazione prettamente tecnica ed ingegneristica, qui piove con rottura di coglioni orizzontale. A roma ti svegli che piove e la pioggia te la porti appresso per la giornata, esci con l'ombrello perché sai che piove, prendi la macchina invece della moto perché sennò te fracichi, sai che quando uscirai dal lavoro la pioggià starà ancora là o perlomeno sai che se non ci sarà sarà perché ha smesso di piovere. Questo può andare avanti un giorno, due, tre, una settimana, un mese, pure due ma é qualcosa di regolare, di continuo, piove e continua a piovere e, ti bagni con rottura di coglioni verticale, in un continum temporale. Qui no, qui la mattina esci che il cielo é pulito, poi dal niente esce il diluvio mentre vai verso la metro così che quando arriverai a lavoro sarai zuppo e così che tutta la gente che incontrerai in metro nel tragitto sarà zuppa partecipando al collettivo innalzamento del tasso di umidità metropolitano (nel senso di "nella metropolitana"). Una volta poi che entri in ufficio esce il sole, lo vedi questo maledetto perché ti riflette nello schermo del computer, non importa come giri lo schermo, trova sempre qualche superficie lucida attraverso la quale rinviarti il riflesso. Questo sole tu non te lo godi neanche un po', meno che mai durante l'oretta di pausa pranzo. A quel punto arriva la sera, tra cani e lupi come dicono i francesi (il perché lo spiegheremo un'altra volta) e tu tutto contento esci e tra te e te pensi che la pioggia non ci sarà più, tu hai fisicamente visto il sole nel pomeriggio, ha quindi smesso di piovere...illuso, tu esci ed invece l'acqua eccola là, orizzontalmente in transito tra le fasce orarie così da massimizzare la rottura di palle. Comunque, dopo questa breve parentesi meterologica, stamattina sono uscito, dopo una bella foto con i primi bagliori di luce sul centro Pompidou ho fatto un giretto. Un paio di incontri con i su citati spazzini e ho continuato a passeggiare. Questi sono i momenti in cui mi manca la moto. Un bel giro mattutino in moto, quando ci sei solo tu, visiera del casco aperta, di terza al minimo, guardare la città passarti tutta accanto al rallentatore, tu perché vai piano, lei perché ancora si sta stiracchiando, é decisamente un bello spettacolo. Anche a piedi non é male dopotutto e così ho continuato. Sono passato all'ufficio postale appena aperto a ritirare la mia nuova carta di credito e poi di nuovo a spasso. Ci sono le boulangeries aperte a paris la mattina, anche qualche bar ma non mi ispirava nessuno...forse dipende da i dodici euro a cappuccino, forse dal fatto che nessuno avesse le bombe con la crema...non lo so, fatto sta che non sono entrato da nessuna parte, ho semplicemnte continuato a girovagare. Non so perché ma questa città non la trovo bella, di nuovo probabilmente non la vivo abbastanza da poterla apprezzare appieno ma potrei raccontarvi della bella atmosfera vissuta tra i palazzi parigini nella mia ballade (passeggiata) mattutina ed invece non mi ha fatto l'effetto sperato...non che non sia interessante intendiamoci, però non sono riuscito ad apprezzarne la bellezza. La vedo più sotto un profilo causa-effetto, forse succede quando si vive in un altro paese, si analizza il sistema...da turista ci si ferma molto di più alla bellezza (soggettiva ovviamente) della scena. Nel mio sabato girovago ho incontrato un gruppetto di ragazzi che tornavano ancora ubriachi dalla notte brava, i tipi avevano le pupille grandi le palline da golf, le tipe nascondevano in borsa i resti alcolici prova incofutabile da nascondere poco prima del rientro a casa (come se la camminata sbilenca non fosse sufficiente;)
Poi ho incotrato quelli che a me viene sempre da chiamare Manny, Ronny, etc etc...i clochard, i vari barboni ovunque presenti per la città. Chi si svegliava per una bella sessione dello sport nazionale: la pisciata pubblica (in questo caso piuttosto giustificata), chi ancora si stiracchiava, chi semplicemente tirava un po' più a se il cartone per cercare di catturare un cinque minuti di sonno negatogli durante tutta la notte dall'aria piuttosto pungente.
A quel punto avevo due opzioni: andare verso la parte che rende veramente bella una città (di solito), il fiume; rendeva bella budapest, rendeva bella roma, bella siviglia e così fa pure con parigi, o rietrare alla mia sinistra su boulevard sebastopol e cercare un posto dove entrare. Mi sono fatto battere dalla pigrizia (chiaro strascico dell'apatia di cui sopra, che mi porta tra parentesi a pesare ora l'incredibile cifra di 79 chili...mai toccati prima di quest'anno in vita mia). Sono andato verso sebastopol e lì una luce giallo-verde mi ha fatto capire che l'insegna di starbucks era accesa così come le luci interne. Clienti numero uno, io ed un francese, lui a lavoro, io durante il mio primo tentativo (finalmente) di ritrovare la mia tanto agognata insonnia, unico strumento che mi permetterà mi avere del tempo libero in questo posto dove il francese medio viene slegato solo nel weekend, indi per cui durante quest'ultimo é assolutamente impossibile riuscire fare una qualsivoglia cosa dato l'affollamento totale. Ritrovare un po' di insonnia mi permetterebbe perlomeno di disfrutar (per dirlo alla spagnola) delle ore notturne per fare tutto ciò che non riesco durante la giornata, tra cui anche scrivere.
Eccomi quindi da starbucks a bere il mio secondo cappuccino, io, una ragazza con i capelli rossi ed un ciondolo lunghissimo che esce a fumare una sigaretta dietro l'altra e, nelle pause, studia un po', un tipo che fa veramente ridere seduto davanti a me con i capelli peggio dei miei (appena controllati, i miei, con la webcam del portatile usata come specchio...quanto so tecnico), una famiglia araba appena arrivata con mamma e tre figlie che si fotografano a ripetizione. Gruppetto di ragazzi nel tavolo in fondo e, nella poltrona accanto alla mia, la già seconda coppia che viene e va. Quelli di prima carini, francesi, lui leggeva un giornale economico in inglese con un articolo sul crash del marcato (le notizie belle sempre durante la colazione), lei che gli ha chiesto tre volte ça va? e alla fine l'ha fatto alzare alle 10.30 per prendere un treno che se non ho capito male era alle 14 passate. Si lo so, mi sono fatto i cazzi miei, ma erano seduti proprio accanto a me (oltretutto c'ero prima io) e quando cerchi di apprendere una lingua diventi molto recettivo nel cercare di capire le conversazioni. La seconda coppia é ancora lì, tedeschi, anzi tedesche perché sono due donne ma sembrano molto intime. Un bel cappuccino, e poi hanno tirato fuori i tramezzini del supermercato...grandi! Io dal canto mio ai miei due cappuccini ho associato un bel cranberries-orange muffin che non fa mai male. Ho gironzolato un po' su internet, mi sono visto due puntate di spincity, e poi ho cominciato a scrivere. Non male starbucks, oltretutto offre qualcosa che il mio micro-mono-nanolocale non offre: luce e poltrone! ;)
Inoltre, per tornare alla bellezza della città, c'é una cosa che più di ogni altra mi piace descrivere in una città: gli abitanti. Forse é questo che intendo quando dico che non sono un tipo da monumento, non é che parigi non mi piaccia ma non ho tempo di osservarne gli abitanti, non come vorrei perlomeno, mi manca il contatto, er Sandro c'ha bisogno der contatto e questo é appurato, dalla mia finestra non vedo né il terreno né il cielo, in giro non ci sono mai...oggi sto cercando di recuperare un po'.
Direi che per oggi può bastare, stavolta non vi dico che scriverò più spesso, vi dico solo che mi piacerebbe, ma del resto mi piacerebbero un sacco di cose e già a capire quali sono sarebbe niente male.
posted by Alessandro Saraceni @ 11:46 AM   3 comments
lunedì, luglio 28, 2008
Se volete farmi un regalo...
Se avete 30000 dollari da buttare (che dopotutto sono poco più di 19000 euro...) e non sapete proprio cosa farci vi propongo un regalo da fare ad un povero pazzo come me. Un altro povero pazzo in quel degli stati uniti ha costruito una replica perfetta della Delorean di ritorno al futuro e siccome adesso cambia casa se la vende su ebay.
Visto che i soldi non piovono dal cielo diciamo che della spedizione me ne occuperei io...
Ovviamente è un regalo che potreste pure farmi in gruppo, magari se ognuno ha mille euro da buttare eccola lì che in meno di una ventina di persone mi fareste veramente (ma veramente) contento, del resto il mio compleanno (quello dei 27 purtroppo) è decisamente alle porte!!!

posted by Alessandro Saraceni @ 4:02 PM   2 comments
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About Me: Appena laureato in Ingegneria Aerospaziale, ho spudoratamente rubato un paio di esami (roba da james bond) ma ne vado fiero!

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