Non ricordo neanche più se l'avevo già pubblicato o no...queste poche pagine le avevo scritte per un concorso letterario qualche tempo fa, il soggetto era proprio la capitale. Il concorso non ho la più pallida idea di come sia finito, ciò che avevo scritto pensavo di non averlo neanche più ed invece ecco che scappa fuori da una cartella mentre davo una sistemata ad un po' di files.
Tante volte Roma
E' una Roma indifferente. Campagna elettorale, circa mezzanotte. Sono in giro ad attaccare manifesti da quanto ormai non lo so più. Anche oggi mi farò si e no tre ore di sonno e poi via, pronto per ricominciare. Non vedo l'ora che finisca è vero, ma mi pagano bene. Semaforo tra viale Marconi e Lungotevere degli Inventori. Un tipo si avvicina con uno straccetto ai fari dell'auto accanto. Gli suonano, lampeggiano. Si avvicina alla mia, scuoto la testa ma lui lo stesso fa per pulire i fari. Poi alza lo sguardo, mi vede sporco di colla, più assonnato di lui ed alla guida di una vecchia Fiat che ha più anni di me, desiste. Lo guardo bene. Avrà quarant'anni, una famiglia chissà dove e fuggito da chissà cosa. Un cerotto sulla fronte: “Incidente nel cantiere dove lavora in nero” - penso - “o le botte di chi gli immigrati non li può vedere?”. Pesco nel porta oggetti tutti gli spicci che trovo, apro il finestrino e lo chiamo. Mi ringrazia come se gli avessi donato una fortuna. Un groppo in gola si mescola al sentimento di rabbia e pietà che provo per chi si prepara a passare la notte al gelo. Vorrei spaccare tutto.
E' una Roma stupenda. Domenica, Piazza Santa Maria in Trastevere, ore 6 del mattino. Sono al centro della città eppure non sento un rumore. E' uno dei momenti che adoro. Mi sono svegliato presto per venire a leggere qui il giornale. Se penso che a due passi la gente già si accalca tra i banchi di Porta Portese quasi non ci credo. Io sono qui e sento solo i rumori dei cucchiaini al bar, di qualche altro mattiniero come me. La pace. Spalle appoggiate alla fontana, uno spicchio di sole sfugge all'ombra del campanile e illumina le pagine del quotidiano. I turisti non ci sono, la calca del sabato sera è sparita. Fabrizio, il barista a Piazza San Cosimato, ormai non si stupisce più: il gelato al limone e zabaione, perdipiù alle 6 del mattino, lo prendo solo io. Del resto un limone ed uno zabaione così non li fa nessuno e non me la sento di negarmi nessuno dei due.
E' una Roma nevrotica. Non mi sono mai spiegato come le strade possano essere completamente libere alle 6:59 e completamente bloccate alle 7:00 in punto. Come ci sia qualcuno pronto a suonare nel millesimo di secondo tra lo scattare del verde e l’alzarsi della frizione. Come ci si possa attaccare al clacson per minuti interi nella speranza vana che questo possa smuovere il traffico. Come si possa tornare a casa con le dita nere di smog dopo una giornata passata in motorino. Come si possa parcheggiare in terza fila senza preoccuparsi minimamente di bloccare il fiume di auto alle proprie spalle. Se mi ridessero il tempo passato in macchina nel traffico probabilmente ora avrei 12 anni.
E' una Roma nottambula. Sono a 150 all'ora su via Gregorio VII, è la volta buona che mi stracciano la patente. A quest'ora ci siamo solo io ed i semafori lampeggianti. Appena finito di lavorare. Gli ultimi ragazzi non volevano andarsene più, alla fine la birra gliela ho messa in un bicchiere di plastica e sparite per favore perchè io voglio dormire. E invece no. Eccomi qui, al volante. Il sonno è passato nell'istante in cui ho abbassato la serranda. Una birretta con Andrea sul muro della ferrovia e poi ho deciso che invece di andare a casa, una corsetta fino a Piazzale Prenestino non me la toglieva nessuno. Dodici minuti netti, nuovo record. Intravedo qualche macchina, le luci del furgone, giro l'angolo e la visione non potrebbe essere migliore. Il mio paninaro preferito la serranda non l'ha ancora abbassata. Tre euro. Pane, salsiccia e la risposta “Tutto” alla domanda “Cosa ci vuoi dentro?”. Mi cadono le olive dalla carta, mi schizzo con i pomodori, la verza è rimasta un po' fredda ma lo stomaco è in festa. Nella rinnovata tranquillità al volante mi avvio verso casa. Radio Rock passa una replica, o almeno credo. Provo a chiamare. Mi risponde il DJ di turno con il quale intraprendo una piacevole discussione a base di cartoni animati. Dai cartoni animati a “Ritorno al Futuro” il passo è brevissimo. Gli chiedo la colonna sonora e lui mi accontenta. Gli ultimi chilometri scorrono indisturbati sulle note di Jhonny B. Goode.
E' una Roma fuori di testa. Ho passato gli ultimi due giorni a mandare e-mail. Indirizzi copiati da tutte le catene di Sant'Antonio trovate nella casella di posta, sarò arrivato a cinquecento. Sabato tutti a Villa Pamphili a fare a cuscinate. In fondo non ci credo neanche io. Ed invece sabato man mano che mi avvicino al cancello del parco vedo sempre più ragazzi con i cuscini sotto braccio. Entro e aspetto. Dopo circa mezz'ora lo spiazzo si è riempito. Grandi, piccoli, “zecche” e “pariolini”, persone che la sera non uscirebbero insieme neanche sotto tortura, sono tutti lì. Magie dei nuovi modi di comunicazione o la voglia di fare a cuscinate ci accomuna un po' tutti? Non lo so. So solo che preso in mano il fischietto ed un mio amico sotto braccio, ci lanciamo alla carica del primo gruppetto che abbiamo a tiro. L'inizio del delirio. Ore ed ore di delirio cittadino. Il parco a farci da cornice. Mai acqua della fontanella fu così fresca, mai erba così morbida.
E' una Roma ladrona. Via Collatina. Un mercato notturno. Mercato di una merce che di giorno non si vende. Mi guardo intorno e la più grande avrà diciotto anni. Bellissime. Sento risalire il groppo in gola. Penso alle promesse ricevute prima di venire in Italia, alle botte prese dopo essere arrivate. Penso a mia sorella, stessa età, alla mia ragazza. Alla Roma perbenista che il problema non lo risolve perchè del problema ne abusa. Cocaina, sesso, armi e paura. Potrei fare il giro del raccordo anulare e lo scenario si ripeterebbe su quasi tutte le statali: Cassia, Nomentana, Laurentina... Mi chiedo quanto sia difficile combattere un fenomeno del genere, eppure la volante è proprio là, in fondo alla strada. Rischio pure che mi fermi “pulito”, che figuraccia ci farei. Il viale finisce ma i brutti pensieri no. Talmente profondi che senza accorgermene imbocco in tangenziale. Un'autostrada al centro della città che qualche mente malata negli anni '80 ha pensato bene di elevare al pari delle case e che quindi è vietata al traffico durante le ore notturne. Mi ferma la municipale. Un disturbatore della quiete notturna. Continuo a pensare a poc'anzi, a chi quiete non ne conosce da tempo.
E' una Roma romantica La chitarra ce l'ho, l'asciugamano pure. Due bottiglie di vino ed una cassetta di legna. Appuntamento al villaggio dei pescatori a Fregene. Quante uscite fin da piccoli, sega a scuola e giù al mare con i motorini. Il pelo lo abbiamo perso (o forse guadagnato) ma il vizio no. Il fuoco lo accendo io, Andrea stappa la prima bottiglia, mi passano una canna e poi la chitarra. Intono la “Società dei Magnaccioni”, non cambieremo mai... Conto le stelle e conto anche gli amici, qualcuno manca all'appello. Evidentemente il vecchio tronco qualche metro più in là, ha di nuovo fatto il suo dovere. Nasconde ad occhi indiscreti le smancerie di qualcuno che -innamorato, ubriaco od entrambi- scambia due coccole. Due accordi: sol e do. Bastano due accordi per cantare stornelli tutta la sera. La voce finisce e quando finisce anche il vino la sabbia sembra molto più morbida di quanto non sia. Il cielo è lo stesso che la sera prima vedevamo al Gianicolo dalla Quercia del Tasso, ci ha fatto compagnia per innumerevoli falò.
E’ Roma. Fredda come l'acqua delle fontanelle a qualsiasi ora ed in qualsiasi stagione, calda come l'abbraccio di un amore consumato in macchina all'ombra delle mura vaticane.
In francese la metà delle parole si pronunciano tutte uguali, soprattutto le coniugazioni dei verbi. Ad esempio la maggior parte delle volte la prima, seconda e terza persona singolare si pronunciano come la terza plurale e via dicendo. Il problema è che queste parole, assolutamente indistinguibili all'udito, si scrivono ognuna in un modo completamente diverso dalle altre. Soprattutto nel caso dei verbi vengono aggiunte una serie di lettere alla fine che però non si pronunciano, una serie di lettere quindi assolutamente inutili. Anche gli inglesi hanno pensato bene di pronunciare tutti i verbi uguali ma almeno hanno avuto il buon senso di scriverli allo stesso modo... Il francese è una lingua, come piace definirla a me, inutilmente complicata e devo dire che condivido appieno la conclusione alla quale è arrivato Pierre: il francese è una lingua inutilmente complicata così da poter umiliare lo straniero!
Parigi...é passato talmente tanto tempo dall'ultima volta che ho scritto sul blog che credo che ormai non ci vada neanche più nessuno. Ogni volta che ho riscritto negli ultimi mesi da qualche parte nel post compariva una frase indicante il fatto che avrei ricominciato a scrivere un po' di più e sistematicamente poi non cambiava nulla. Come mai?? Eppure se c'é una cosa che ho sempre adorato fare é propriop scrivere, che é successo?? Niente di particolare é successo, la situazione può essere facilmente compresa pensando che ora sto scrivendo seduto da starbucks di sabato mattina, l'unico momento libero che ho, l'unico momento in cui posso slegarmi dalla sedia. Sostanzialmente quando esci la mattina che é ancora buio e rientri che é già buio non riesci a fare nulla, neanche la spesa, figuriamoci scrivere sul blog...;) L'ambiente non é niente male, il lavoro nemmeno, la tempistica lascia invece un po' desiderare, ma immagino che sia normale. Mi viene da ridere quando le persone mi chiedono se conosco questo o quel posto a parigi, se sono andato in questo o quel ristorante...la risposta é no, anche perché la sera quando arrivo a casa faccio il terribile errore di poggiare il culo sul divano e non mi alzo più. Purtroppo in tutta casa (una stanza) c'é solo quello ed io non sono mai stato un animale serale, molto di più un animale notturno. Lo sanno tutti che verso le 9-9.30 mi prende l'abbiocco. Bisogna farmi uscire verso le 11 quando volendo faccio pure nottata andando a lavoro l'indomani senza neanche accusare. Purtroppo qui la notte non esiste, io ero abituato agli orari spagnoli. Qui il gioco viene controllato dalla metro, é inutile uscire troppo tardi, a mezzanotte la metro chiude e poi non puoi più tornare a casa, a meno che di fare veramente (però per forza) nottata ed aspettare alle 5.30 la prima metro mattutina. Fatto sta quindi che la mia vita mondana si é ridotta a livelli mai toccati prima, non sono sul fondo, lo sto tenacemente raschiando, tanto che ormai é diventato lucido. Riuscirà il nostro eroe a risollevarsi? Vedremo... Nel frattempo stamattina il mio dente del giudizo (scoperto un paio di giorni fa) mi ha svegliato verso le 7 e finalmente questo é stato un sabato nel quale mi sono svegliato presto...il problema di un appartamento monotutto é che non ti permette di tirarti su se l'altro dorme, neanche a dire che ti metti seduto sulla tazza del cesso, é troppo piccolo pure quello di spazio, e quindi si dorme, oltretutto c'é la stanchezza del lavoro e l'apatia nella quale sto cadendo...ma dico voi lo avete mai visto il Sandro in piedi dopo le 10?!?!? Ebbene qui capita, purtroppo capita ogni sabato, a maggior ragione che oltretutto non saprei neanche che fare pure se mi svegliassi presto. Ebbene stamattina invece di andare a pisciare e poi rimettermi sotto le pezze ho deciso bene di tirarmi su (andare comunque a pisciare) e poi uscire, computer nello zaino, macchinetta fotografica, 30 euro (appena sufficienti per un cappuccino) e sono sceso giù per le scale. Parigi il sabato mattina é uno spettacolo un po' strano da vedere, almeno se non sei abituato, oltrettutto forse bastarebbe girare un po' per cambiare scena ma io ho fatto appena un giretto a piedi intorno al mio quartiere. Monnezzari che lavano la strada come in spagna con l'unica differenza che in spagna si asciuga in 30 secondi, qui non sei sicuro se siano già passati o se semplicemente abbia piovuto come succede durante il 95% del tempo. Bisogna essere giusti non piove il 95% del tempo, semplicemente piove male. Come amo definirlo con un termine che denota (sfortunatamente) la mia formazione prettamente tecnica ed ingegneristica, qui piove con rottura di coglioni orizzontale. A roma ti svegli che piove e la pioggia te la porti appresso per la giornata, esci con l'ombrello perché sai che piove, prendi la macchina invece della moto perché sennò te fracichi, sai che quando uscirai dal lavoro la pioggià starà ancora là o perlomeno sai che se non ci sarà sarà perché ha smesso di piovere. Questo può andare avanti un giorno, due, tre, una settimana, un mese, pure due ma é qualcosa di regolare, di continuo, piove e continua a piovere e, ti bagni con rottura di coglioni verticale, in un continum temporale. Qui no, qui la mattina esci che il cielo é pulito, poi dal niente esce il diluvio mentre vai verso la metro così che quando arriverai a lavoro sarai zuppo e così che tutta la gente che incontrerai in metro nel tragitto sarà zuppa partecipando al collettivo innalzamento del tasso di umidità metropolitano (nel senso di "nella metropolitana"). Una volta poi che entri in ufficio esce il sole, lo vedi questo maledetto perché ti riflette nello schermo del computer, non importa come giri lo schermo, trova sempre qualche superficie lucida attraverso la quale rinviarti il riflesso. Questo sole tu non te lo godi neanche un po', meno che mai durante l'oretta di pausa pranzo. A quel punto arriva la sera, tra cani e lupi come dicono i francesi (il perché lo spiegheremo un'altra volta) e tu tutto contento esci e tra te e te pensi che la pioggia non ci sarà più, tu hai fisicamente visto il sole nel pomeriggio, ha quindi smesso di piovere...illuso, tu esci ed invece l'acqua eccola là, orizzontalmente in transito tra le fasce orarie così da massimizzare la rottura di palle. Comunque, dopo questa breve parentesi meterologica, stamattina sono uscito, dopo una bella foto con i primi bagliori di luce sul centro Pompidou ho fatto un giretto. Un paio di incontri con i su citati spazzini e ho continuato a passeggiare. Questi sono i momenti in cui mi manca la moto. Un bel giro mattutino in moto, quando ci sei solo tu, visiera del casco aperta, di terza al minimo, guardare la città passarti tutta accanto al rallentatore, tu perché vai piano, lei perché ancora si sta stiracchiando, é decisamente un bello spettacolo. Anche a piedi non é male dopotutto e così ho continuato. Sono passato all'ufficio postale appena aperto a ritirare la mia nuova carta di credito e poi di nuovo a spasso. Ci sono le boulangeries aperte a paris la mattina, anche qualche bar ma non mi ispirava nessuno...forse dipende da i dodici euro a cappuccino, forse dal fatto che nessuno avesse le bombe con la crema...non lo so, fatto sta che non sono entrato da nessuna parte, ho semplicemnte continuato a girovagare. Non so perché ma questa città non la trovo bella, di nuovo probabilmente non la vivo abbastanza da poterla apprezzare appieno ma potrei raccontarvi della bella atmosfera vissuta tra i palazzi parigini nella mia ballade (passeggiata) mattutina ed invece non mi ha fatto l'effetto sperato...non che non sia interessante intendiamoci, però non sono riuscito ad apprezzarne la bellezza. La vedo più sotto un profilo causa-effetto, forse succede quando si vive in un altro paese, si analizza il sistema...da turista ci si ferma molto di più alla bellezza (soggettiva ovviamente) della scena. Nel mio sabato girovago ho incontrato un gruppetto di ragazzi che tornavano ancora ubriachi dalla notte brava, i tipi avevano le pupille grandi le palline da golf, le tipe nascondevano in borsa i resti alcolici prova incofutabile da nascondere poco prima del rientro a casa (come se la camminata sbilenca non fosse sufficiente;) Poi ho incotrato quelli che a me viene sempre da chiamare Manny, Ronny, etc etc...i clochard, i vari barboni ovunque presenti per la città. Chi si svegliava per una bella sessione dello sport nazionale: la pisciata pubblica (in questo caso piuttosto giustificata), chi ancora si stiracchiava, chi semplicemente tirava un po' più a se il cartone per cercare di catturare un cinque minuti di sonno negatogli durante tutta la notte dall'aria piuttosto pungente. A quel punto avevo due opzioni: andare verso la parte che rende veramente bella una città (di solito), il fiume; rendeva bella budapest, rendeva bella roma, bella siviglia e così fa pure con parigi, o rietrare alla mia sinistra su boulevard sebastopol e cercare un posto dove entrare. Mi sono fatto battere dalla pigrizia (chiaro strascico dell'apatia di cui sopra, che mi porta tra parentesi a pesare ora l'incredibile cifra di 79 chili...mai toccati prima di quest'anno in vita mia). Sono andato verso sebastopol e lì una luce giallo-verde mi ha fatto capire che l'insegna di starbucks era accesa così come le luci interne. Clienti numero uno, io ed un francese, lui a lavoro, io durante il mio primo tentativo (finalmente) di ritrovare la mia tanto agognata insonnia, unico strumento che mi permetterà mi avere del tempo libero in questo posto dove il francese medio viene slegato solo nel weekend, indi per cui durante quest'ultimo é assolutamente impossibile riuscire fare una qualsivoglia cosa dato l'affollamento totale. Ritrovare un po' di insonnia mi permetterebbe perlomeno di disfrutar (per dirlo alla spagnola) delle ore notturne per fare tutto ciò che non riesco durante la giornata, tra cui anche scrivere. Eccomi quindi da starbucks a bere il mio secondo cappuccino, io, una ragazza con i capelli rossi ed un ciondolo lunghissimo che esce a fumare una sigaretta dietro l'altra e, nelle pause, studia un po', un tipo che fa veramente ridere seduto davanti a me con i capelli peggio dei miei (appena controllati, i miei, con la webcam del portatile usata come specchio...quanto so tecnico), una famiglia araba appena arrivata con mamma e tre figlie che si fotografano a ripetizione. Gruppetto di ragazzi nel tavolo in fondo e, nella poltrona accanto alla mia, la già seconda coppia che viene e va. Quelli di prima carini, francesi, lui leggeva un giornale economico in inglese con un articolo sul crash del marcato (le notizie belle sempre durante la colazione), lei che gli ha chiesto tre volte ça va? e alla fine l'ha fatto alzare alle 10.30 per prendere un treno che se non ho capito male era alle 14 passate. Si lo so, mi sono fatto i cazzi miei, ma erano seduti proprio accanto a me (oltretutto c'ero prima io) e quando cerchi di apprendere una lingua diventi molto recettivo nel cercare di capire le conversazioni. La seconda coppia é ancora lì, tedeschi, anzi tedesche perché sono due donne ma sembrano molto intime. Un bel cappuccino, e poi hanno tirato fuori i tramezzini del supermercato...grandi! Io dal canto mio ai miei due cappuccini ho associato un bel cranberries-orange muffin che non fa mai male. Ho gironzolato un po' su internet, mi sono visto due puntate di spincity, e poi ho cominciato a scrivere. Non male starbucks, oltretutto offre qualcosa che il mio micro-mono-nanolocale non offre: luce e poltrone! ;) Inoltre, per tornare alla bellezza della città, c'é una cosa che più di ogni altra mi piace descrivere in una città: gli abitanti. Forse é questo che intendo quando dico che non sono un tipo da monumento, non é che parigi non mi piaccia ma non ho tempo di osservarne gli abitanti, non come vorrei perlomeno, mi manca il contatto, er Sandro c'ha bisogno der contatto e questo é appurato, dalla mia finestra non vedo né il terreno né il cielo, in giro non ci sono mai...oggi sto cercando di recuperare un po'. Direi che per oggi può bastare, stavolta non vi dico che scriverò più spesso, vi dico solo che mi piacerebbe, ma del resto mi piacerebbero un sacco di cose e già a capire quali sono sarebbe niente male.
Se avete 30000 dollari da buttare (che dopotutto sono poco più di 19000 euro...) e non sapete proprio cosa farci vi propongo un regalo da fare ad un povero pazzo come me. Un altro povero pazzo in quel degli stati uniti ha costruito una replica perfetta della Delorean di ritorno al futuro e siccome adesso cambia casa se la vende su ebay. Visto che i soldi non piovono dal cielo diciamo che della spedizione me ne occuperei io... Ovviamente è un regalo che potreste pure farmi in gruppo, magari se ognuno ha mille euro da buttare eccola lì che in meno di una ventina di persone mi fareste veramente (ma veramente) contento, del resto il mio compleanno (quello dei 27 purtroppo) è decisamente alle porte!!!
Mica male, dopo solo due mesi (gli altri tutti molto di più;) sono andato a finire sul giornale e non perchè mi abbiano arrestato ma bensì per un parere sulla francia e sui francesi. Ed il parere l'ho espresso, e devo dire che non mi sarei mai aspettato di esprimerne uno così positivo...
Le donne sono belle. C’è poco da fare. Non me ne vogliano i gay ma io personalmente credo che la donna sia un essere di una bellezza straordinaria e che nessuno uomo, per quanto donna possa sentirsi, riuscirà mai ad eguagliarne la grazia e l’eleganza.
Un giorno poi è arrivata l’emancipazione femminile e al di là di tutti gli spledidi (e assolutamente legittimi) diritti che ha portato, ha introdotto anche qualcosa che secondo me alle donne non conviene affatto: i pantaloni!
Adesso non mi venite a dire che le donne non cerchino di essere belle, perchè allora non si spiegherebbe la loro mania di comprare vestiti, i miliardi di fatturato dell’industria del make-up, la proliferazione sfrenata dei centri estetici e di bellezza, etc.
Appurato che cerchino di essere belle...ma perchè si mettono i pantaloni???
Lì per lì si potrebbe rispondere per comodità ma in realtà più di qualcuna a questa domanda risponde che la gonna non è scomoda...ma allora perchè?
Non credo ci voglia un genio per capire che, in termini estetici, la gonna apporti un valore aggiunto incredibile. Anche il più brutto dei culi dietro il dondolare delle frange di una gonna farà comunque girare i maschietti. I pantaloni sono troppo attillati, mettono in evidenza le imperfezioni, seguono il movimento delle gambe. La gonna invece gioca sul classico vedo non vedo al quale nessun uomo resiste, nasconde perfettamente il fianco troppo largo ed anzi lo stonda come si deve ed in più ha tutto un movimento ipnotico non associato alle gambe stesse ma alla camminata: dondola, ondeggia, balla...
L’amore mio lo sa, anche se al suo culetto non serve nessun mascheramento o stondamento, io glielo dico sempre....GONNE E CAMICIE....
Care le mie signorine, lasciate stare i seni rifatti, lasciate stare le lipo-tripo-unto-suzioni, mettetevi una bella gonna ed una camicietta con quel bottone in più slacciato che attira sempre, indipendentemente dalla grandezza del seno.
Del resto, se come dice una mia amica norvegese: “I soldi non fanno la felicità ma meglio piangere dentro una Porsche che dentro l’autobus”, allora io vi dico “E’ vero che i vestiti non fanno la bellezza, ma meglio essere brutte dentro un bel vestitino estivo che scopre quello che c’è da scoprire piuttosto che dentro un paio di jeans che fanno il culo più grande di quello che in realtà non sia”, no?!
PS: oltretutto sfruttatela questa fortuna che avete, noi maschietti non abbiamo nessun escamotage, magari ci fosse qualcosa per nascondere la pancia...
Una volta compravi un biglietto aereo, eri un signore, servito e riverito da avvenenti signorine in divisa. Arrivavi in aeroporto, passavi i tuoi controlli ma nessuno ti rompeva il cazzo se in tasca avevi un pacchetto di gomme ricoperte di carta argentata (vagamente metallica, sufficiente a far apparire la scritta “terrorista” quando passi sotto al metal detector), e soprattutto arrivavi al gate, ti mettevi seduto comodo a leggere il giornale in attesa che aprissero.
Poi è arrivata Ryan-Air.
I controlli sono aumentati non certo per colpa sua poverina, piuttosto forse per colpa di tutti quelli che vendono metal detector, raggi fotonici e cazzi vari (e gomme all’interno dell’aeroporto:), i quali hanno tutto l’interesse ad inculcare nella gente questa paura sfrenata e la caccia al terrorista assassino che grazie ad una bottiglietta d’acqua, un accendino ed un elastico può immobilizzare tutto l’equipaggio e far esplodere l’aeroplano manco fosse MacGyver!
Ciò che ha portato Ryan-Air è stato l’accesso al viaggio in aereo a persone come me che al tempo non se lo sarebbero mai potuto permettere, ad essere sincero poi io (opinione personale) ho notato un lieve calo nell’avvenenza delle suddette signorine (non me ne vogliano le hostess...), ma soprattuto ciò che ha portato la Ryan è stata quella che dalla letteratura (cioè da me) viene definita “la sindrome dell’autobus”.
La gente non arriva più al gate e si mette seduta, arriva al gate e si mette in fila davanti alla porta, indipendentemente da quanto manca. Vedi gente saltare perchè si sta pisciando sotto ma rimanere in fila anche se mancano 30 minuti all’imbarco pur non di non perdere “i posti migliori”, con il miraggio della tanto agognata pisciata nel bagno dell’aereo un secondo prima di decollare. Vedi gente che si fa tenere il posto dagli amici/ragazzo/ragazza e mi raccomando non ti muovere che sennò ci passano avanti. Gente con i bambini che costringe tutta la famiglia in piedi davanti al gate ignari (o incuranti) che oltretutto le famiglie le fanno passare avanti lo stesso.
Adesso io non so se avete mai viaggiato su un 737 della Ryan (sicuramente si), ma secondo voi c’è differenza a livello di comodità nello stare nella fila centrale, sul lato corridoio o sul finestrino o davanti o di dietro??? Ma non sono tutti scomodi uguali? Io veramente non comprendo, sai, ce fossero le corse per la business e l’economica...
Ultimamente poi sto viaggiando Alitalia e ciò che comprendo ancor meno è come la “sindrome dell’autobus” sia arrivata ad un tale livello di diffusione.
Sulla Ryan il posto non è numerato e vabbè, tu c’hai una predilezione per il posto 7A, così che te poi vedè i flap e gli slat che se aprono, i reverse, il flusso sull’ala (5 anni de ingegneria aerospaziale e ve pensate che pio l’aereo come tutti?) e quindi te fai le corse pe mettetece su sto benedetto 7A e te posso pure capì. Ma sull’Alitalia il posto è numerato, ‘ndo cazzo vai tre ore in fila davanti alla signorina co la radio che nun je la fa più manco lei a vedette lì in piedi e nun vede l’ora che je dicano de aprì così te levi... Ma mettete a sede, aspetta che aprano, aspetta che sfolli un po e poi piano piano entra senza problemi, anche con una certa classe direi, prendi un paio di giornali all’ingresso dell’aereo e poi, se proprio c’hai tutta st’energia, fai come ho fatto io e sfogala incazzandoti sulla lista dei ministri del nuovo governo che hanno appena pubblicato!
I francesi rispetto agli spagnoli si sentono sto cazzo, del resto come gli italiani rispetto agli spagnoli si sentono sto cazzo...non c’è da stupirsi, la spagna è rimasta chiusa a lungo in una dittatura che la tratteneva e tirava indietro. Quello che però la gente non vuole capire è che la situazione sta cambiando e che, nell’autostrada europea, la Spagna sta arrivando alle nostre spalle a tutta velocità lampeggiandoci e suonandoci per farci scansare mentre noi (soprattutto noi italiani) andiamo sornioni in quinta col motore a 2000 giri, fermandoci ad ogni stazione di servizio a prendere un caffè perchè non sia mai che ci stanchiamo troppo!
In tutto ciò comunque, gli spagnoli quando aspettano l’autobus fanno la fila, non importa quanto lunga la fanno. I francesi, come gli italiani, si accalcano sulla porta e se ne fregano di chi c’era prima, e a me che sto dietro mi fanno particolarmente incazzare...
Sarà anche vero che gli spagnoli strillano, sono caciaroni e tutto quello che vi pare ma parlando di civiltà ognuno dovrebbe farsi un bell’esamino di coscienza!
Location: Roma, Italy About Me: Appena laureato in Ingegneria Aerospaziale, ho spudoratamente rubato un paio di esami (roba da james bond) ma ne vado fiero!